I Lettura:
Is 25,6-10
II Lettura:
Fil 4,12-14.19-20
Vangelo:
Mt 22,1-14
Testi di riferimento:
Gen 25,33-34; Sal 81,11-13; 106,24; Pr 9,1-6; Is 30,15; 55,1-2; 61,10; Ger 6,16-17; 31,12-13; 35,15; Sof 1,7; Dn 9,26; Mt 7,13-14; 8,11-12; 10,37-38; 13,47-48; 18,34; Mc 16,15-16; Lc 13,23-24.34; At 13,46; Gv 4,10; Rm 2,4; 1Cor 5,7-8; 1Ts 1,5; 1Tm 4,14; Eb 2,3; 10,29; 12,6; Ap 3,4; 16,15; 19,7-9; 22,14.17
1. Il banchetto. La parabola del brano di Vangelo odierno presenta l’invito ad una festa e più precisamente ad una festa di nozze che costituiva la festa più importante al tempo di Gesù; una festa che poteva durare anche diversi giorni. Si tratta sempre di una metafora per il regno dei cieli. Il tempo della salvezza e della gioia messianica è descritto nell’Antico Testamento come un grande banchetto nuziale. All’arrivo del Messia Dio avrebbe invitato i suoi eletti a partecipare a tale banchetto; ma di questa festa avrebbero beneficiato anche gli altri popoli (vedi prima lettura e testi di riferimento). Dio ha preparato per il suo popolo una festa. Il dono di Dio è sempre una festa; Egli chiama per la gioia, non per la tristezza. Poter essere fra gli invitati, fra i “chiamati” alla festa è un privilegio grandissimo: «Beati coloro che sono invitati alla cena delle nozze dell’agnello» (Ap 19,9). Gesù applica questa immagine al regno dei cieli.
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