I Lettura:
Is 58,7-10
II Lettura:
1Cor 2,1-5
Vangelo:
Mt 5,13-16
Testi di riferimento:
Is 5,5; 52,5; Ez 20,41; 36,20-23; Zc 4,11-14; Mt 4,15-16; 6,1; 9,8; 10,32-33; 12,33; 15,31; 28,19-20; Mc 4,21-22; 9,50; Gv 8,12; 15,4-8; Rm 2,17-24; 1Cor 10,31; Gal 1,23-24; Ef 5,8-9; Fil 2,14-15; Col 4,6; 1Ts 4,9-12; 2Ts 1,11-12; 1Tm 5,25; 6,1; Tt 2,5; 1Pt 2,12; 4,10-11; 2Pt 1,19; Ap 2,5; 11,4
1. La missione dei cristiani. Dopo la solenne introduzione costituita dalle Beatitudini con le quali Gesù enunciava le categorie di persone che hanno il giusto atteggiamento per entrare nel regno di Dio, il discorso della montagna (Mt 5-7) continua rivolgendosi direttamente ai suoi discepoli. Tutto il discorso della montagna è rivolto ai discepoli (cfr. Mt 5,2); Gesù parla per i cristiani, mostrando in cosa consista la loro chiamata a seguirlo. Quelle che troviamo nel breve brano odierno di Vangelo sono dunque le prime dirette affermazioni di Gesù riguardo ai suoi discepoli, che fanno seguito a quella dei due versetti precedenti relativi alla persecuzione. La prima cosa infatti che Gesù dice loro è che essi saranno perseguitati (vv. 11-12). Non è certo un inizio molto incoraggiante! Ma la realtà della persecuzione è indicativa del fatto che i cristiani hanno un ruolo pubblico per il mondo. Gesù nel v. 12 paragona i suoi discepoli ai profeti antichi. Come loro, anche i cristiani hanno una missione pubblica, palese, sociale, a causa della quale si attireranno una persecuzione.
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