I Lettura:
Is 55,10-11
II Lettura:
Rm 8,18-23
Vangelo:
Mt 13,1-23
Testi di riferimento:
Dt 6,4; 29,1-4; Sal 81,12-13; 82,5; Is 6,9-10; 29,10-14; 40,8; 44,18; 50,4-5; 53,10; Ger 4,3-4; 5,21; Ez 12,2; Os 14,8; Zc 1,5-6; 7,11; Mt 4,17.23; 5,18; 11,25-26; 13,51-52; 15,10-16; 16,8-12; 24,35; 25,29; Lc 8,18; Gv 12,40; 15,5.16; At 2,37; 16,14; 28,26-27; Rm 11,8; 1Cor 2,14; 2Cor 3,14-16; 4,3-4; 1Tm 6,9-10.17; Eb 5,11; Gc 1,21-22; 5,1-3; 1Pt 1,10-12.23-25; Ap 3,20
1. Il discorso in parabole. Perché in parabole. Il brano di Vangelo odierno presenta la prima parte di un lungo discorso di Gesù, composto prevalentemente di parabole. Certamente di parabole ne appaiono anche in altre parti di Mt. Tuttavia questo discorso è particolarmente significativo, anche perché qui Gesù spiega il motivo del suo parlare in parabole. E il motivo è quello espresso al v. 11: «A voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; a quelli invece non è dato». I “voi” sono i discepoli; “quelli” sono le “molte folle” di cui si parla al v. 2 e a cui Gesù si rivolge con le sue parabole. Vale a dire: Gesù parla a tutti in parabole, cioè in maniera enigmatica, o ambigua, di modo che uno non abbia una comprensione immediata o certa di quello che ascolta. Ai discepoli invece, in disparte, spiega le parabole. Questo è sorprendente, perché sembra scandaloso che qualcuno venga deliberatamente escluso dalla conoscenza dei misteri del regno.
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