I Lettura:
Zc 9,9-10
II Lettura:
Rm 8,9.11-13
Vangelo:
Mt 11,25-30
Testi di riferimento:
Es 33,12-14; Nm 12,3; Dt 5,47-48; 12,9; 28,47-48; Gs 1,13-15; Tb 7,16; Sal 8,2; 23,2; 95,10-11; 116,7; 119,30; 132,8.14; Pr 9,4-6; Sap 2,13; 10,21; Sir 3,20; 6,22-28; 24,19.22; 51,23-27; Is 28,11-12; 29,14; Ger 2,20; 5,5; 6,16; 31,25; Lam 3,27; Sof 3,12-13; Mt 5,5; 13,11; 16,17; 21,5.16; Mc 10,14-15; Gv 1,18; 6,44-45; 7,37; 12,37-40; 13,15; 17,3; Rm 11,33; 1Cor 1,19-21; 2,11; 14,20; 2Cor 10,1; Ef 4,20; Eb 3,11; 4,8-11; 1Pt 2,21; 1Gv 2,22-23; 5,3; Ap 14,11-13
1. Il rivelatore del Padre. Il brano di Vangelo odierno va inquadrato nel contesto del capitolo 11 di cui costituisce la conclusione. In tale capitolo si descrive il crescente rifiuto nei confronti di Gesù; il rifiuto di riconoscerlo come rivelatore di Dio, come la Sapienza che è discesa dal cielo per farci conoscere Dio. All’inizio del capitolo Giovanni Battista interroga Cristo riguardo la sua messianicità e questi risponde mostrando le opere (11,2.5). In seguito Gesù afferma che «alla sapienza è stata resa giustizia da tutte le sue opere» (11,19). Vale a dire: le opere che Gesù compie sono il segno che egli è la Sapienza discesa dal cielo per rivelare il Padre (11,27) e la Sua volontà. Lui può far conoscere Dio e i suoi disegni perché è ciò che di più intimo ha il Padre. I segreti di qualcuno sono conosciuti soltanto da chi gli è più confidenziale; così anche per Dio (1Cor 2,11).
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