I Lettura:
At 2,14.22-33
II Lettura:
1Pt 1,17-21
Vangelo:
Lc 24,13-35
Testi di riferimento:
Es 12,5; Is 53,7; Mt 5,16; Mc 8,17-18; 16,12-14; Lc 24,36.44-46; Gv 3,14; 5,39; 6,63; 16,6.20-22; 20,9.14; 21,4; At 3,18.24; 7,51-53; 8,35; 13,27; 17,2-3; 20,28; 28,23; 1Cor 5,7; 6,20; 15,3-4; Ef 4,22; Tt 2,14; Eb 2,9-10; 9,1; 1Pt 1,10-12.15; 2,12; 3,1-2.16; 4,1-2; 2Pt 1,21; Ap 5,9-10
1. Seconda lettura: l’agnello pasquale. Il brano della seconda lettura odierna presenta in maniera molto efficace il significato della pasqua di Cristo alla luce della pasqua ebraica. Pietro afferma che «con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia» i suoi interlocutori sono stati riscattati (lutroo) dalla loro vuota condotta (vv. 18-19). Il termine “condotta” (anastrophé) è tipico di questa lettera (6 volte su un totale di 13 nel Nuovo Testamento). In mezzo ad un mondo pagano e ostile la testimonianza del cristiano sta nella sua condotta, nel suo modo di vivere. Si tratta di un comportamento che non nasce innanzitutto da una decisione etica, ma da un “riscatto” (v. 18). Nel cristiano si è realizzato un passaggio da una condotta ad un’altra grazie ad una “compera” (lutroo; lo stesso termine appare anche nel vangelo odierno, Lc 24,21), effettuata dal sangue di Cristo. La condizione precedente era caratterizzata da un modo di vivere vuoto, inutile, vano (1Pt 1,18; cfr. Ef 4,22); uno stile di vita conforme a quello imparato dai padri, cioè dalla tradizione umana.
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