I Lettura:
Gen 2,7-9; 3,1-7
II Lettura:
5,12-19
Vangelo:
Mt 4,1-11
Testi di riferimento:
Gen 3,19.23; 4,7; Dt 6,13.16; 8,2-3; 10,20; 1Re 19,8; 1Cr 21,1; Gdt 8,25-27; Gb 1,12; 2,6; 7,21; 10,8-9; 34,14-15; 42,6; Sal 90,3.10; 91,11-12; 103,14; 104,29; 119,25; 146,4; Qo 3,20; 5,15; 12,7; Sap 3,5; Sir 4,17; 16,26; Sir 10,9; Is 7,12; 26,5; 51,3; Dn 12,2; Mt 16,23; Lc 22,3.31.43; Gv 12,27; 14,30; 1Cor 10,9-10; 15,47-49; Ef 6,11-17; 1Ts 3,5; Eb 1,14; 2,14-18; 4,15; Gc 4,7; 1Pt 1,6-7; 5,8-9; Ap 2,10
1. Il ritorno alla terra. Il peccato primordiale. La prima domenica di quaresima presenta sempre le tentazioni di Gesù nel deserto. Però in questo anno “A” si sottolinea, attraverso le prime due letture, il legame con la tentazione e il peccato delle origini. La prima lettura ci dice che l’essere umano, creato dalla “polvere della terra” (Gen 2,7), è sottoposto alla tentazione di non accettare la sua condizione di creatura. Il “limite” che Dio pone all’uomo rivela, appunto, tale condizione creaturale. Essere creature significa necessariamente avere dei limiti. Ed è proprio nel riconoscimento e nel rispetto di tali limiti che la creatura umana sarà in grado di non morire. La tentazione del serpente invece spinge l’uomo a non accettare tali limiti, a non accettare cioè di essere creatura, dipendente da Dio, e di volere invece essere come Lui. Infrangendo il limite l’uomo e la donna si arrogano il diritto di essere come Dio. Questo è l’inizio dell’infelicità umana, ciò che causa la perdita del giardino che simboleggia la comunione con Dio.
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