I Lettura:
1Sam 16,1.4.6-7.10-13
II Lettura:
Ef 5,8-14
Vangelo:
Gv 9,1-41
Testi di riferimento:
1Re 2,4; 3,6; 20,3; Is 9,1; Sal 26,1-3; 36,10; 43,3; Pr 26,12; Is 2,5; 6,10; 38,3; 42,19; Mt 4,16; 5,14; 6,22-23; 12,30; 13,13; 15,14; Lc 2,34; 6,39; 12,51; Gv 1,4-9; 3,19-21; 5,22.27; 8,12; 11,9-10; 12,35-36.39-40.46-48; At 26,18; Rm 2,19-21; 1Cor 1,23-24; 2Cor 2,15; Gal 2,14; 6,10; Fil 2,15; 1Ts 5,4-5; 1Pt 2,7-8; 1Gv 1,6-7; 2Gv 4; 3Gv 3-4
1. La prima lettura. Può sembrare che non c’entri nulla con le altre letture e con la tematica di questa domenica che è quella della luce. In realtà tutto l’episodio della scelta di Davide e della sua unzione ruota intorno al verbo “vedere” (che appare sette volte). Il Signore “vede” tra i figli di Iesse un re (v. 1). Samuele “vede” Eliab, il primogenito e pensa sia lui (v. 6). Però il Signore gli dice di non “guardare” al suo aspetto (letteralmente “a come si fa vedere”), perché Lui non “vede” come “vedono” gli uomini (v. 7). Poi, quando tocca a Davide, Samuele si accorge che egli è bello “alla vista” (v. 12). Dunque, il profeta deve fare un “cammino” per imparare a vedere le cose come le vede Dio e non alla maniera umana. E quando finalmente è giunto a vederci bene si accorge che effettivamente le cose di Dio sono più belle, che Lui in realtà ci vede meglio. Quando accettiamo di vedere le cose alla maniera di Dio, cioè alla luce della fede, anche la nostra ragione comprende meglio le cose. La ragione ci vede meglio alla luce della fede.
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