I Lettura:
Gen 12,1-4
II Lettura:
2Tm 1,8-10
Vangelo:
Mt 17,1-9
Testi di riferimento:
Gen 22,18; 26,4; Es 24,15-16; Es 34,29-30; Dt 18,15; Sal 2,7; 72,17; 104,2; Sir 44,21; Ger 4,2; 7,23; Ez 1,28; Mt 3,17; 26,30.36-46; Mc 16,12; Lc 24,26; At 3,22-23; 6,15; Rm 6,6; 8,17.29; 12,2; 1Cor 15,49-53; 2Cor 3,18; 4,6.16-18; Gal 3,8.14-16; Ef 4,22-24; Fil 2,6-7; 3,10.20-21; Col 3,9-10; Eb 2,9-20; 1Pt 4,13; 2Pt 1,16-18; Ap 1,16-17
1. Prima lettura. La chiamata di Abramo e la sua obbedienza a tale chiamata segnano l’inizio di una nuova fase per l’umanità. Quell’umanità che a partire da Gen 3 era stata descritta sempre più in separazione da Dio, conseguenza della disobbedienza a Lui, ora trova in Abramo la possibilità di ribaltare la maledizione causata dal peccato. Con Abramo appare sulla terra la “conversione”. La conversione si manifesta nella rinuncia a seguire la propria volontà per obbedire a Dio. Con Abramo la creatura ritorna ad essere quello che è, una creatura che dipende dal Creatore. Con Abramo appare sulla terra qualcuno che si fida di Dio e che è disposto ad obbedire anche contro le apparenze, contro ogni speranza. Grazie all’obbedienza di Abramo la benedizione può arrivare a tutta l’umanità. Questo ovviamente non va inteso come qualcosa di magico, ma nel senso che i figli di Abramo dovranno essere un segno in mezzo alle nazioni della bontà di Dio e del fatto che si può e si deve fidarsi di Lui.
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